20 novembre 2014

Bookcity Milano: la mia esperienza!

Ciao a tutti caro lettori! Novembre è arrivato e con lui Bookcity Milano. Per chi non lo conoscesse BCM è una quattro giorni di eventi a tema letterario (in tutte le sue sfumature) che coinvolge tutta la città di Milano e alcune delle sue provincie.


Riuscite a trovarmi? XD

Purtroppo venerdì ho dovuto saltare l'incontro che mi interessava con Sophie Kinsella  (vi prego non mi ci fate pensare che se no piango) a causa dello sciopero nazionale, mondiale, interstellare dei mezzi pubblici... 
Sabato invece, incurante della pioggia (torrenziale) che cadeva dal cielo sono andata all'incontro con Kristan Higgins una delle autrici di punta della casa editrice Harlequin Mondadori. 

L'incontro era intitolato Il libro è donna: dietro le quinte di Harlequin Mondadori: come nasce un successo al femminile ed è stato davvero interessante sentir parlare persone che lavorano dietro un romanzo, persone che rendono possibile a noi lettori trovare in libreria un prodotto finito e di buona qualità. 

Fino a qualche anno fa se mi parlavano di Harlequin Mondadori io storcevo il naso, sono sincera non conoscendo a fondo i titoli che questa casa editrice pubblicava, partivo prevenuta collegando automaticamente questa casa editrice a romanzetti rosa con dottori burberi che si innamoravano dell'infermierina sexy. Oggi invece posso con certezza affermare che la Harlequin Mondadori è un casa editrice che ci ha permesso di leggere romanzi fantastici, che in America vanno in vetta alle classifiche mentre da noi vengono snobbati solo perchè pubblicati in edicola ad prezzo ridotto piuttosto che in libreria. Questo incontro mi ha ancora di più aperto le porte sul funzionamento di una casa editrice, in questo caso tutta al femminile!




Ecco i punti focali dell'incontro (esclusa l'intervista a Kristan Higgins):

  • Il lavoro in team è sicuramente fondamentale per il funzionamento e l'efficienza di una Casa Editrice.
  • La scelta dei titoli da pubblicare avviene in due semplici modi: razionalmente e "con la pancia". Teniamo ben presente che le case editrici non vivono di aria e cultura, sono aziende che devono guadagnare, quindi nel primo caso lo staff della CE sonda il pubblico dei lettori per capire cosa questi vogliano leggere, e "interroga" il mercato attraverso la collaborazione di librai e opinioni raccolte sul web; dopo aver ascoltato la parte economica la scelta di un romanzo va fatta in base a cosa piace: il libro deve piacere al team della CE in primo luogo, se loro (che di romanzi ne leggono tanti) non vengono conquistati dal romanzo allora non è giusto lanciarlo sul mercato. 
  • La traduzione del romanzo è importantissima! Il traduttore deve adeguarsi alla voce dell'autore per rendere la narrazione musicale e quanto più possibile vicina all'originale.
  • Parliamoci chiaro anche l'occhio vuole la sua parte ed è qui che entrano in gioco le responsabili delle cover, che creano su misura una cover per il romanzo, nel caso della Higgins i colori sono brillanti per sottolineare l'ironia che contengono le sue opere ma al tempo stesso ci sono elementi color pastello per sottolinearne anche la parte romantica.
  • Il libro ora è pronto! Ora è in libreria o in edicola e ed molto importante e gratificante per tutti coloro che hanno lavorato dietro un romanzo sapere cosa ne pensa il pubblico. I social network ormai indispensabili per il passa parola tra i lettori e per avere un feedback immediato così come anche un confronto con i lettori: Twitter è immediato per domande a bruciapelo e complimenti mentre facebook è più divertente, infatti permette di dilungarsi di più e pubblicare immagini e contenuti divertenti e giocosi.

Dopo questo interessante intervento in cui hanno parlato Paola Ronchi, Chiara Scaglioni, Lisa De Pompeis e Cristina Cicogli, è arrivato il momento tanto atteso: l'intervista a Kristan Higgins moderata da Gloria Borlatti. Avevo filmato l'intera intervista e mi sarebbe piaciuto mostrarvela ma you tube e la mia connessione non collaborano per cui non sono riuscita a caricarla, però ho trovato la versione integrale dell'intervista sul sito Robe da donne (CLICCA QUI) e quindi eccola qui: 


1. Leggendo i tuoi libri sorgono spontanee due domande: quando è nata la tua passione per la scrittura e come trovi gli spunti per le tue storie?
Ho iniziato a scrivere quando i miei figli erano piccoli. Prendevo ispirazione dalla vita quotidiana, guardandomi intorno, e immedesimandomi nei miei personaggi. Quando scrivo mi chiedo sempre: cosa farei se fossi al loro posto? Scelgo sempre i miei personaggi in modo che siano il meno prevedibili possibile: più è difficile la loro interazione e più la storia diventa interessante.

2. Come organizzi la tua giornata da scrittrice, o meglio, quando scrivi?
Sono una persona mattiniera, mi alzo tutte le mattine alle 6:30 e lavoro fino a quando i miei figli non rientrano da scuola. Quando lavoro cerco sempre di concentrarmi sulla scrittura e non mi faccio distrarre dai social network. Il mio ufficio è un posto speciale, ho una comodissima poltrona, delle piante, il mio computer per scrivere e nulla di più, perché le distrazioni sono sempre in agguato. Cerco sempre di separare la mia vita privata da quella lavorativa, lavoro infatti 19 giorni su 20, e nel mio giorno libero dove non scrivo mi dedico totalmente alla famiglia. Mi piace quello che faccio e sono soddisfatta della mia vita, una vita tranquilla che mi dà la possibilità di girare il mondo, come oggi che sono qui in Italia con voi.


3. I tuoi libri sono ambientati nelle province americane, ma nonostante tutto sono molto amati in Italia. Quale potrebbe essere il motivo della loro popolarità?

Penso che ci sia molto di me nei miei libri. Credo nei veri valori della vita, la famiglia è per me una componente fondamentale, così come lo sono il cibo e l’amore per gli animali. E credo che questi siano dei componenti universali che possono essere riportati anche in un contesto diverso da quello americano, per questo piacciono anche in Italia. E poi, non c’è Paese più romantico dell’Italia!

4. Quanto c’è di te nei tuoi personaggi? 
Penso che ci sia una fetta di me in ogni personaggio. Per esempio per me la famiglia è fondamentale e non potrei immaginare la mia vita senza e questo è uno degli aspetti che non deve mai mancare nei miei personaggi. Ogni protagonista ha la sua personalità e per costruirla e capirla devo essermi sentita come lei.

5. Nei tuoi libri è sempre presente un cagnolino: come mai?
Amo gli animali incondizionatamente e ne ho sempre avuti sin da piccola. Anche gli animali nei miei libri hanno una loro personalità ben distinta e per costruirla mi baso sulle stesse regole che applico per gli altri personaggi.

6. “Lo voglio” è il tuo secondo libro della famosa serie Blue Heron; come mai la serie è ambientata in New England? Perché hai scelto questa ambientazione?
L’ambientazione mi è stata suggerita da mio fratello che lavora nel settore enogastronomico e quando me ne ha parlato ho subito capito che si trattava del contesto perfetto per il mio romanzo. Sono andata a visitarla due volte, ho parlato con i proprietari dell’azienda vitivinicola a conduzione famigliare e me ne sono subito innamorata. Ritengo di avere la capacità di assorbire l’atmosfera e di trasmetterla ai lettori con i miei libri.

7. La famiglia Holland ha fatto breccia nei cuori delle tue lettrici: come ti è venuta l’idea di questa serie?
Quando ho iniziato a scrivere “Se torno, ti sposo” in realtà non sapevo che questo sarebbe diventato il primo libro della serie Blue Heron. Ho deciso di scrivere una serie anche perché è una richiesta che mi fanno molti lettori, che leggendo si innamorano pian piano dei miei personaggi e vogliono saperne sempre di più.

8. Come nascono i personaggi maschili presenti nei tuoi libri? Da dove prendi l’ispirazione?
Amo le celebrities! Nel mio computer ho diverse cartelle con numerosi immagini di vip che utilizzo per ispirarmi alle descrizioni fisiche. Per quanto riguarda i personaggi maschili talvolta mi faccio aiutare da mio marito. Solitamente sono uomini belli ma imperfetti caratterialmente. Ognuno di noi ha dei difetti, anzi non ho mai conosciuto nessuno che non ne avesse! Stesso discorso per le mie protagonista femminili, sono proprio le loro imperfezioni a renderle “belle”.

9. In tutti i tuoi libri, sono presenti situazioni molto serie e dolorose che ogni persona può incontrare nel corso della sua vita. Ma quello che colpisce di più è come riesci ad inserire delle parti ironiche e divertenti: ci spieghi ad esempio come mai hai scelto di far fare il pap test a Honor proprio nel giorno del suo compleanno?
Ho riscritto tre volte il primo capitolo e credo che questo sia il modo migliore per far emergere sin dall’inizio la personalità del personaggio, inoltre questa divertente situazione mi è stata utile per introdurre il tema dell’età e dei figli. 

10. Grazie a questa intervista, abbiamo avuto modo di conoscerti meglio ed amarti ancora di più. Cosa hai nel cassetto?
A giugno 2015 uscirà in Italia il terzo libro della serie Blue Heron (Ndr. “Lo voglio”, il secondo libro della serie, è uscito ad ottobre 2014). Ho in progetto un altro libro che uscirà negli USA nel secondo trimestre del 2015.

11. Quando scrivi, costruisci prima una scaletta che ti imponi di rispettare? È cambiato qualcosa del tuo lavoro da quando hai iniziato a scrivere una serie?
C’è una notevole differenza tra scrivere un libro e scrivere una serie; se prima per un libro ci impiegavo 9 mesi, per una serie ne impiego circa 6, dato che la location e la personalità dei personaggi è già ben definita. Per questo è importante strutturare tutto bene dall’inizio: redigo sempre una scaletta che mi impongo di rispettare creando problemi ed eventuali soluzioni. In genere la prima bozza non mi piace mai, è molto caotica e confusionaria e alcune volte mi fa dubitare di me stessa, ma credo che questo faccia parte del mio percorso creativo. Sono molto severa con me stessa e solo dopo diverse bozze acquisisco la sicurezza necessaria per portare a termine i miei romanzi.

11. Nei tuoi libri, a contornare gli episodi dolci, ci sono molti scene divertenti; come le costruisci?
Mi piacciono molto le scene divertenti che inserisco nei miei libri. Quando le costruisco, per prima cosa cerco sempre di immaginarmele nella mia mente e faccio sì che i miei personaggi prendano le scelte più strane ed improbabili, scelte che potrebbero rivelarsi anche utili in alcune circostanze. L’ironia è per me una parte fondamentale, ma è giusto che ci siano anche delle parti più “dolorose”, che facciano versare anche qualche lacrima.

12. Capitano a tutti gli scrittori dei momenti di crisi, come ritrovi la concentrazione in queste situazioni?
Quando attraverso un momento di crisi, vado sempre avanti imperterrita a scrivere. Se rimango ferma e non riesco a capire che strada far prendere ai miei personaggi, preparo subito un elenco di cose che potrebbero succedere e valuto quale tra queste alternative è la soluzione migliore. La scrittura è un momento di solitudine, dove l’autore si estranea dal momento e si immerge nelle sue storie, per questo andare avanti è la decisione migliore, non bisogna mai fermarsi.

13. L’aspetto fisico delle tue “eroine” rispecchia un po’ la realtà (con qualche chilo di troppo, basse o con poco seno). Come le scegli?
Penso che sia fondamentale che le mie “eroine” siano persone vere, come noi, persone reali con i capelli arruffati, che puoi incontrare nella vita di tutti i giorni. Donne con 7-8 chili di troppo ma che sia accettano e si piacciono per quello che sono, perché per noi donne l’autostima gioca un ruolo molto importante.

14. C’è una persona a cui fai leggere il tuo lavoro? Come fai a capire se le scene divertenti fanno ridere o se quelle più dolorose fanno piangere?
Ho solo mio marito che mi aiuta e quando viene in ufficio con tanta pazienza mi ascolta ed annuisce a tutto ciò che dico. Mi basterebbe anche solo un cagnolino che mi ascolta (scherza Ndr.) perché è proprio parlandone con gli altri che mi rendo conto dei miei errori e dove intervenire per migliorare un episodio.

15. Nell’ultimo periodo si sente sempre più parlare del successo dei molti libri erotici (es. la trilogia di Cinquanta Sfumature di Grigio). Nei tuoi libri però le scene di sesso si fermano sempre alla porta della camera da letto, come mai?
Ho iniziato a scrivere all’età di 6 anni, sono cattolica e sono stata educata in un collegio di suore. I miei lettori in America sono per la maggior parte cristiani che per principio non leggono libri con contenuti volgari o atti sessuali espliciti. Per questi motivi non mi piace addentrarmi troppo nella sessualità e descrivere situazioni troppo erotiche. Preferisco scrivere di baci, di sguardi, lasciandomi guidare da queste emozioni romantiche.

13. Sottoponi un’anteprima della trama al tuo editore prima di scrivere un romanzo, oppure lo consegni direttamente dopo averlo terminato?
Ho firmato un contratto per cinque libri della serie Blue Heron con il mio editore, che ha completa fiducia in me e mi concede grande libertà senza impormi niente. Mi piace di più sorprendere e non dare anticipazioni sulla trama, anche perché posso decidere di variare diversi aspetti. Ad esempio per “Se torno, ti sposo” (Ndr. primo libro della serie) quando ho anticipato che la protagonista avrebbe avuto un fidanzato omosessuale, il mio editore inizialmente ha storto il naso, ma adesso che è un bestseller di successo si è ricreduto.

17. Preferisci usare la prima o la terza persona nei tuoi libri? Come decidi se usare l’uno o l’altro?
Utilizzo entrambe, tant’è che circa la metà dei miei libri sono scritti in prima persona. Non sempre il contesto permette di utilizzare la prima persona, anche se è il modo che preferisco per comunicare con i miei lettori. Credo che raccontare le storie in prima persona crei un rapporto più intimo con i lettori, permettendomi di avvicinarmi più a loro e poi mi è anche utile per immedesimarmi meglio nel personaggio.


***
Dopo l'incontro e la sessione degli autografi, invitata dalla casa editrice (che ringrazio di nuovo), sono stata a pranzo con l'autrice e molti altri addetti della stampa, da altre blogger come me a giornalisti che scrivono di libri per lavoro *sogna ad occhi aperti*. Ho avuto la grande opportunità di intervistare la Higgins. Vi lascio l'intervista nel video recap della mia esperienza a BCM14 che trovate sul mio canale You Tube. 

Il pomeriggio si è concluso in bellezza con l'incontro (raggiunto a nuoto, tanta acqua veniva giù) alla biblioteca di Segrate (la biblioteca della mia città!) con Loredana Limone e Sara Rattaro. Un incontro magnifico e stimolante in cui le due autrici hanno presentato i loro romanzi (che io ho comprato, potevo mai lasciarmi sfuggire l'occasione di farmi autografare altri due romanzi?!). 


Stanca ma felice si è conclusa la mia prima giornata a Bookcity Milano.

Domenica è stata molto più tranquilla, sono andata con alcuni amici al Castello Sforzesco, cuore del'evento, dove abbiamo giocato con i libri grazie al Luna Park dei libri! Grazie alle mie immense doti di giocatrice dell'Impiccato ho vinto la spilletta di BCM, yeah!

Finisce qui il mio resoconto di questo week and. Spero che vi abbia fatto piacere leggere e guardare la mia esperienza. Fatemi sapere se anche voi avete partecipato agli incontri di Bookcity Milano! 

Un bacione e alla prossima!

4 commenti:

  1. Che bello questo post! Anche io in passato snobbavo questa casa editrice per un'idea sbagliata dei libri pubblicati, mentre adesso ho il link tra i preferiti! Sto recuperando e leggendo molti loro libri. I libri scritti dalla Higgins sono tra quelli e mi piacciono molto. Adesso cerco di fare pregiudizi, di farmi un'idea mia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille! Sono d'accordo con te, molti dei loro titoli li voglio recuperare perchè mi ispirano molto! Anche io prima di fare pregiudizi cerco di leggere o almeno di non giudicare :D

      Elimina
  2. Anche io sono stata al BookCity proprio il sabato, anche io ero all'incontro con Kristan, è stata simpaticissima ^^ purtroppo non sono venuta al pranzo perché ho preferito andare all'incontro di Licia Troisi che era subito dopo. E nel pomeriggio poi ho visto la presentazione di Fiabe Immortali di Paolo Barbieri alla Mondadori. Comunque è stato un evento molto ben organizzato, peccato il mal tempo che non mi ha permesso di muovermi molto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche a me sarebbe piaciuto andare ma ho preferito il pranzo... quest'anno ho dovuto fare delle scelte difficili XD Mi sono persa invece Paolo Barbieri... uffi! Vabè sarò per un'altra volta. Si il tempo non ha decisamente aiutato -.-

      Elimina